Gruppo di lavoro
Raggruppamento temporaneo di professionisti:
Prof. arch. Giuseppe Cristinelli (capogruppo mandatario), arch. Emma Calebich, arch. Giordano-Bruno Cristinelli, arch. Dario Giuseppe Maso, ing. Roberto Ocera (mandanti).

Descrizione e riferimenti storici
Da un gruppo di casette di edilizia minima, la cui presenza in sito alla fine del Quattrocento è testimoniata dalla veduta prospettica attribuita a Jacopo de Barbari dell’anno 1500, la famiglia Priuli fa costruire nel 1520 un edificio. Su tale preesistenza, Andrea Tiralli progetta e fa costruire per i Venier, tra il 1734 e il 1737, l’attuale palazzo, che passerà poi a Girolamo Manfrin nel 1787.
Si tratta dunque di una ristrutturazione e su di essa “a lungo si è soffermata l’attenzione degli storici e dei critici dell’architettura. Il prospetto principale, interamente rivestito con larghe lastre di pietra d’Istria si compone con inusitati stilemi che anticipano, o per altri versi propongono, assetti di una razionalità compositiva nuova per la città; le finestre sembrano quasi nascondere, nella loro voluta anonima cadenza, la presenza di studiati interni, dei quali lo scalone non è che una testimonianza parziale. Nella facciata posteriore si individuano ancora i resti della antica Ca’ Priuli. In questa architettura il Tiralli sembra anticipare in modo inquietante una determinata e voluta eliminazione di decorazioni, che sembra non riducibile neppure al gusto neoclassico ma piuttosto a necessitati, scarni sistemi compositivi ai quali si è voluto far riferimento come a segnali precursori del moderno razionalismo architettonico. La pianta stessa di questo edificio quasi ci testimonia una volontà decisa a contraddire, nella facciata, le determinazioni di una struttura del distributivo che sembra non voler più essere intesa come elemento definitorio della composizione”( G. Cristinelli, Cannaregio. Un sestiere di Venezia, Roma 1987, pag.51).
L’eterogeneità dell’assetto edilizio costi­tuisce chiaramente la ragione dell’assoluta atipicità dell’impianto, del tutto estraneo all’architettura e all’edilizia vene­ziane che prevedono la sala centrale e le stanze ai lati. Si tratta di un’atipicità che ritrova tuttavia i tratti di una propria identità autentica nello schema distributivo a quadrilatero attorno alla corte interna e che vede la grande sala della musica a doppia altezza al centro del lato principale con facciata a Sud, sul Canal del Cannaregio.
A fianco della sala si situa lo scalone principale che, ai piani primo, secondo e terzo, serve tre va­ste stanze su ciascuno dei due lati settentrionale e meridio­nale che si congiungono poi a occidente con le tre stanze del già citato schema a trittico dell’originaria Ca’ Priuli e con altri due vasti ambienti all’angolo sud-occidentale.
Per rendere più riservato l’accesso alle stanze sul lato set­tentrionale, è previsto un disimpegno costituito da un ampio vano che, dallo scalone, affacciandosi sulla corte interna, si apre sulle tre stanze che trovano affaccio soltanto a Nord. La mancanza di tale disimpegno sugli altri tre lati rende “ob­bligate” le stanze ma consente loro un doppio affaccio a Nord e a Sud.
Il piano terra ripete lo schema distributivo dei piani superiori ma con alterazioni del livello dei piani di calpestio dovuta alle diverse quote sul piano di campagna alle quali corri­spondevano i piani terra dell’edilizia preesistente.
Sul lato Nord di esso si trovano gli accessi che conducono alla scala di servizio che giunge fino al terzo piano e alla corte scoperta retrostante al palazzo e al giardino.
Soltanto nella parte settentrionale è presente un ammezza­to fra il piano terra e il primo piano.
Il piano quarto è presente soltanto sul lato meridionale e prosegue con il sottotetto che presenta dimensioni in altez­za che consentono un suo parziale utilizzo per attività con­nesse alle altre funzioni che verranno inserite nell’edificio.
In tutti i piani diversi ambienti sono stati impropriamente suddivisi con tramezzature.
Nell’edificio sono inoltre presenti altri collegamenti verticali che non giungono però a servire tutti i cinque piani fuori terra.
Sia l’ossatura strutturale che gli elementi di finitura dell’edificio sono del tutto si­mili a quella degli altri palazzi veneziani. Le pareti verticali si staccano dalla fondazione con uno spessore di 40-60 cm, sviluppandosi ai piani superiori con uno spessore di 30 cm.
I pavimenti sono in battuto con legante di calce aerea e inerte costituito da cocciopesto. Le cromie della semina e dell’impasto sono grigie con inserti di sassi perlopiù bianchi e neri.
Le pareti sono quasi sempre ricoperte da scialbature dietro alle quali molto spesso sono presenti superfici affrescate o quantomeno dipinte a secco.
I soffitti sono in cannicciato che costituisce supporto per uno strato di intonaco, quasi sempre affrescato negli ambienti maggiori.

Consistenza dimensionale
Il palazzo ha una superficie di circa 2.000 mq e si sviluppa su quattro piani più piano ammezzato.

Vincoli di tutela
Vincolo di tutela  monumentale ai sensi del D.Lgs. 42/2004.

Prestazioni svolte
Rilievo, studio delle alternative progettuali, elaborazione dei grafici e della relazione, stima dei costi.

Il progetto
Il palazzo è destinato ad accogliere le attività culturali connesse allo studio delle arti visive e della scultura nonché all’esposizione di opere artistiche contemporanee. Si vuole con ciò istituire ed organizzare attività che, accanto all’esposizione delle opere dell’artista, costituiscano un ambiente che si trasforma in continuazione diventando esso stesso un’opera in continua mutazione, che dialoga continuamente con la presenza del monumento costituito dal palazzo. Questo invece permane inalterato, costituendo l’elemento di riferimento per una costante dialettica fra l’opera moderna e il passato.

Il progetto di restauro e riuso intende attuarsi attraverso un processo di verifica del modo in cui le funzioni relative all’uso richiesto possano risultare compatibili con i significati più propri dell’architettura del palazzo ed in particolare con quanto connota lo schema distributivo dei suoi spazi. E ciò nell’ovvio presupposto che vengano accuratamente conservate e restaurate le connotazioni formali e materiali di ogni elemento che compone il monumento.

Nello specifico dei lavori, si è prevista la demolizione di ogni tramezzatura incongrua realizzata negli ultimi cinquant’anni in modo assolutamente difforme alla logica di organizzazione e consequenzialità spaziale.  

I collegamenti verticali sono stati mantenuti nella loro col­locazione e nel loro sviluppo configurazionale, salvo la scaletta sul piccolo vano quadrato posta a metà dell’ala settentrionale, realizzata in epoca novecentesca, che viene demolita per dar luogo al vano ascensore per tutti i visitato­ri, compresi quelli portatori di handicap.

Le murature interne che delimitano i grandi ambienti vengo­no tutte conservate e soltanto in due di esse per piano ver­ranno allargati i fori porta per consentire l’accesso al primo e al secondo piano nobile delle opere di grandi dimensioni.

Gli interventi più rilevanti che riguardano le strutture, invece, consistono essenzialmente nell’aggancio della facciata principale ai solai retrostanti e nel potenziamento della capacità portante dei solai del primo e del secondo piano nobile.

Lo stato di manutenzione delle facciate richie­de interventi di restauro conservativo finalizzati ad elimina­re il degrado determinato soprattutto dalla presenza di os­sidazioni e di croste nere. L’intervento sarà mirato a pulire le superfici, ad integrare opportunamente le parti mancanti e a mantenere la patina del tempo.

Il restauro delle superfici affresca­te sarà oggetto di interventi specialistici, mentre le finiture saranno restaurate o rinnovate in modo da conformarsi omogeneamente rispetto all’esisten­te, adottando le tecnologie previste dai sistemi tradizionali.

Per quanto riguarda gli impianti esistenti, nonostante il loro cattivo stato di manutenzione, si prevede che parte di essi potrà essere recuperata e potenziata secondo i più attuali e innovativi standard per gli spazi espositivi e museali.

Infine il problema dell’acqua alta vie­ne affrontato effettuando un getto di calcestruzzo dello spessore tale che possa resistere ad una spinta idrostatica corrispondente ad un livello dell’acqua pari a 190 cm sul livello del medio mare. Si provvederà anche a proteggere il muro dall’acqua di risalita mediante iniezioni di materiale consolidante e imper­meabilizzante. Inoltre, saranno predisposti in più punti pozzetti dotati di pompe di sollevamento auto innescanti.

Elaborati progettuali
Studio di compatibilità comprensivo di: relazione, rilievo metrico e fotografico, schemi di analisi distributiva, fotoraddrizzamenti, planimetria di studio degli accessi, planimetrie, prospetti e sezioni di progetto, particolari dei collegamenti verticali e dei sistemi di impermeabilizzazione, stima dei costi.

Tempi di elaborazione delle fasi progettuali
20 giorni